Photo Notes

feb  10
7



  

Processo greve…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 6:37 PM

 

feb  10
5



  

Sibilla

Archiviato in: Campania, Proposed — Blue Road @ 1:53 PM

 

 

Click the camera

 

gen  10
31



  

Road Notes 5

Archiviato in: Road Notes — Blue Road @ 9:44 PM

gen  10
26



  

Pulizia…

Archiviato in: Front Page, Instant Road — Blue Road @ 9:51 PM

…etnica

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Al mercato nero…

Archiviato in: Stone Road — Blue Road @ 11:44 PM

 

…cercavano braccia…

 

 

…sono arrivati uomini.

gen  10
18



  

San Antuono

Archiviato in: Campania — Blue Road @ 6:59 PM

 

Il 17 gennaio fra le strade del napoletano si assiste ad una classica simbiosi di religiosità, tradizione, festa e scaramanzia. Agli angoli delle strade, in grandi campi o in piccoli giardini, nell’intimità della propria famiglia o organizzati in vere e proprie feste popolari, si elevano dei falò, propriamente detti “fucaroni” o anche “cippe”, ovvero dei grandi fuochi che, bruciando, portano via le cose che hanno segnato negativamente e che si vuole incenerire. La questua che serve per raccogliere di casa in casa la legna da bruciare si arricchisce di oggetti carichi di significato, di quegli oggetti che ci riportano alla mente anche semplicemente qualcosa di vecchio che si spera nell’anno nuovo possa rinnovarsi. Il fuoco, pertanto, ha il compito di fagocitare e incenerire, facendo poi salire al cielo il fumo a mo’ di preghiera, quindi un duplice compito di purificazione e orazione. I napoletani mentre il fuoco si consuma recitano la loro giaculatoria: «Sant’Antuono, Sant’Antuono tacchete ‘o bbiecchio e dance ‘o nnuovo» che sono inseriti anche in un canto popolare che, quando il fucarone è al centro di una vera e propria festa di paese, diventa l’espressione della gioiosa speranza del napoletano.

Come si evince dai tradizionali versi, il protettore di questi fuochi e colui il quale ha il compito di intercedere per le intenzioni espresse accanto ad essi è Sant’Antonio Abate di cui il 17 gennaio ricorre proprio l’anniversario di morte. Sant’Antonio Abate, detto anche “il Grande”, è ricordato dalla chiesa come lottatore contro i demoni, guaritore di infermi e direttore di anime e pare che la sua vita sia stata segnata da terribili lotte col demonio da cui ha ricevuto terribili e crudeli sevizie e proprio questo lo ha reso uno dei santi più venerati nel mondo cristiano. Sant’Antonio pare sia anche il custode dell’inferno e riesca ad ingannare il diavolo sottraendogli alcune anime, inoltre il popolo ha decretato la sua fama come guaritore facendo ricorso a lui contro la peste e morbi contagiosi. Uno di questi è l’Herpes zoster detta, guarda un po’!, o “ffuoco ‘e sant’Antuono”, per sconfiggere il quale veniva anche prodotto un unguento dall’Ordine ospedaliero degli Antoniani, sorto dalla confraternita di religiosi riuniti intorno al santo. L’origine di questa tradizione risale alle molte miracolose guarigioni che sembrano essersi verificate durante un’epidemia che infestava la Francia in occasione della traslazione delle reliquie del santo da Costantinopoli in Europa. Il miracoloso unguento, inoltre, aveva come ingrediente principale il lardo dei maialini a cui spesso è associata la figura di Sant’Antonio. La tradizione vuole che Sant’Antonio, sconfitto il demonio, lo abbia costretto nella forma dell’umile maiale e da qui egli è anche invocato contro l’afta epizotica che colpisce gli animali, tanto che il 17 gennaio vengono anche benedetti gli animali.

Con i grandi fucaroni si cerca quindi non solo di propiziare l’anno iniziato da pochi giorni, ma anche di tenere il più lontano possibile il fuoco eterno dell’inferno, quelle fiamme che tanto fanno paura e di cui l’Herpes Zoster sembra essere un fastidiosissimo assaggio in vita.

Ecco dunque il rituale: il devoto, spesso una donna, sceglie il teschio che più lo ispira adottandolo così come se fosse un membro della sua famiglia. Ne nasce così un regolare rapporto di “do ut des”, un’assistenza reciproca tra viventi e defunti. Il teschio, oltre ad essere “pregato”, viene anche lucidato, spolverato e, se si comporta bene, gli si costruisce addirittura una piccola nicchia che lo ospita per proteggerlo dalla polvere. Il devoto non gli faceva mai mancare lumini e fiori e, ad ogni visita, declamava decine di “requiem aeternam” per lenire le sofferenze dell’anima adottata. Va anche sottolineato, però, che se il devoto non riceveva le grazie richieste, riabbandonava il cranio nella polvere e ne adottava un altro.

Lo stesso culto, con riti uguali a quelli del Cimitero delle Fontanelle, si praticava anche in altri luoghi come nella Chiesa di S.Pietro ad Aram- il cui ossario sarebbe sorto nel luogo dove S.Pietro, in sosta a Napoli, avrebbe celebrato la sua prima Messa e battezzato i primi napoletani convertiti; S.Candida e S.Aspreno- e nell’ipogeo di S.Maria del Purgatorio ad Arco il cui stesso nome introduce subito il mondo sotterraneo e i suoi dolenti frequentatori.

 

Testo: Rosa Anna D’ Ambrosio 

 

gen  10
16



  

Napoli…

Archiviato in: Campania, Italians — Blue Road @ 2:36 PM

 

…consiglio comunale.

gen  10
14



  

Ernestina…

Archiviato in: Campania, Ghost Town — Blue Road @ 9:34 PM

 

C’e’ una strana legge di natura che ingoia il tempo fino a renderlo immobile…

La strada e le valli circostanti emanano una nebbia luminosa attraverso la pioggia e

quelle distese che in inverno assumono un fascino d’ inquieta beatitudine.

 

Le montagne non interrompono la luce, piuttosto sembrano risponderle con quella

netta nerezza imprecisamente verdeggiante. Un verde che sopravvive anche all’ inverno.

 

L’ Irpinia e’ così, fiera nei suoi silenzi…

 

La burocrazia ha imprigionato Ernestina in un container del terremoto lei e suo marito.

Dal terremoto del 23 Novembre 1980 guardano la loro casa dove non possono tornare, impediti da un labirinto

di cavilli.

Il marito non ce l’ ha fatta…

 Lei sopravvive in una gabbia, gonfia d’ amianto, piantata sulla nuda terra….

gen  10
12



  

Il sangue…

Archiviato in: Campania, Front Page, Ghost Town, Italians, Modern Times, Stone Road, Working Class — Blue Road @ 11:52 AM

 

… e’ uguale per tutti.

gen  10
7



  

Sbirro…

Archiviato in: Campania, Ghost Town, Portrait, Road Friends — Blue Road @ 9:28 PM

 

L’hanno raccontata in tanti, sviscerandone i problemi e le contraddizioni con l’occhio impietoso delle telecamere e la penna disinibita di giornalisti e scrittori, da Saviano in giù. Scampia non ha più segreti, ormai. I tentacoli della camorra l’avvolgono da anni, facendone un grande supermarket della droga. Quello che mancava, nella rappresentazione di una realtà prigioniera dei suoi mali, era una delle voci di dentro.

 

Arriva, con la semplicità di chi non s’illude di poter cambiare tutto, ma osserva e interviene: è la voce, o meglio la penna, di Lorenzo Stabile, Ispettore Capo della Polizia di Stato, che coordina da sei anni la squadra investigativa del Commissariato di Scampia.  Ha deciso di appuntarsi tutto, insieme con i suoi uomini, e raccontarlo in “Dentro le Vele: diario di uno sbirro” un libro che percorre la quotidianità delle Vele snocciolando eventi e aneddoti, spesso agghiaccianti.

 

I racconti di Lorenzo Stabile parlano di camorristi senza scrupoli e di vite fatte di espedienti, di assuefazione alla camorra e di bambini che crescono tra ascensori destinati solo al commercio della droga e papà arrestati. “Il merito di questo libro – spiega Tano Grasso, consulente antiracket e antiusura della Regione Campania – è quello di raccontare Scampia non attraverso i consueti riflettori che la illuminano dall’alto, ma con una luce più discreta, dal basso.

 

 

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Postcard from Naples (Italy)

Archiviato in: Instant Road — Blue Road @ 7:53 PM

gen  10
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Freedom…

Archiviato in: Dark Side — Blue Road @ 8:49 PM

 

I don’t believe is difficult to reach a purpose. Instead I believe that difficulty is to free the condition where we am forced…

 

dic  09
19



  

Prove Di Lavaggio

Archiviato in: Italians, P.S. — Blue Road @ 9:46 PM

Non è la liberta’ che manca…

Mancano gli uomini liberi…

(Leo Longanesi)

dic  09
18



  

Radio Varsavia 1939 (uno schiaffo alla memoria)

Archiviato in: JPG Magazine, Modern Times, Proposed, Time Road — Blue Road @ 10:03 PM

 

(Photo Polish Police)

L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua.
(Albert Camus)


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L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?

 

L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…

 

Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…

 

In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…

 

Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…

Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…

 

Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.

Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…

 

Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…

 

Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…

Crepano…

Sulla collina spoglia i soldati…

Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…

 

Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…

Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…

Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…

Nel gravido sonno della cagna guardiana…

 

L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…

 

Ora riposano qui le parole…

Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…

Attraversando paesi di innocenti abitudini…

 

 

 

 

 

Radio Varsavia 1939

 Click The Camera

 

 

 

   

 

22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.

Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia

una ragazzina per dare un’ occhiata.

E’ Anne Frank.

Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube

dalla Anne Frank House in Amsterdam.

Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni

sul diario e la storia di Anne Frank.

Se potete diffondetelo sui Vostri blog.


“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.

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dic  09
17



  

Picchetti d’ onore…

Archiviato in: Working Class — Blue Road @ 5:11 PM

Gli economisti sono dei chirurghi che posseggono un ottimo scalpello e un bisturi sbrecciato: lavorano a meraviglia sul morto e martirizzano il vivo.

(Nicolas Chamfort)

dic  09
15



  

Sancte pizzorum…

Archiviato in: Campania, Road Friends, Stone Road — Blue Road @ 12:03 PM

Volevano i soldi raccolti tra i fedeli per ristrutturare la sagrestia distrutta da un incendio un anno fa. Il “pizzo” sulla colletta. Ma don Mario Ziello, parroco di Santa Maria del Carmine alla Concordia ai Quartieri Spagnoli, nel cuore della Malanapoli ci è nato. Ha avuto come compagno di scuola Ciro Mariano, leggendario capo del clan dei “picuozzi” oggi sepolto vivo sotto una montagna di ergastoli, e figurarsi se non ha ancora imparato come si tratta con «quelli là». «Ho imposto alla ditta di non pagare, ho fatto in modoche chiudesse le porte in faccia agli estorsori». “Quelli là” erano due guaglioni di malavita presentatisi in parrocchia più di una volta. Atteggiamento sprezzante e eloquio allusivo, hannofatto capire agli operai impegnati nel cantiere che puntavano agli oboli raccolti faticosamente nel quartiere da don Mario. «Non ho accettato,nonpotevo: avessi aderito alle loro richieste, non avrei mai più trovato il coraggio di guardare negli occhi i bambini del rione, che ho coinvolto in tante iniziative sulla legalità e contro la malavita».

UN INSOLITO DOPO MESSA
Il rione si è stretto intorno al suo parroco, domenica mattina, dopo la messa solenne delle undici.Don Mario, che i clan li ha sempre sfidati a viso aperto, anzi guardandoli negli occhi, l’affronta con espressione tirata. Per tutta la funzione è un fascio di nervi. Anche l’omelia ha ritmi sincopati, il sacerdote liquida la liturgia domenicale con poche battute filando veloce verso la conclusione. Quindi, dopo la benedizione finale, risale sul pulpito, chiedendo ai fedeli di non abbandonare la chiesa. «Vi devo parlare – esordisce in un silenzio di ghiaccio, la tensione che si potrebbe tagliare con un coltello. – Sono venuti a chiedere la tangente sui lavori di ristrutturazione della vostra chiesa. Gli operai hanno detto che non potevano fare niente e li hanno mandati da me, ma quelli nonsono venuti.Conmenonvogliono averci a che fare, hanno detto. Ma io li ho visti, un giorno ho pure provato a fermarli, ma loro sono scappati. Forse perché il mio rifiuto li ha impauriti». Quando don Mario finisce di parlare, dalle navate parte un applauso lungo, assordante. Commovente.La gente sale sull’altare, lo abbraccia, lo incoraggia ad andare avanti. E lui, il prete animatore di tante iniziative anticamorrra, ascoltato qualche anno fa anche dalla Commissione antimafia insieme ad altri sacerdoti di frontiera come l’ex parroco di Forcella, don Luigi Merola, e don Fulvio D’Angelo di Scampia, promette: «Finché sarò il vostro parroco, quella gente dovrà girare alla larga».

IL «FUORI PROGRAMMA»
Il “fuori programma” domenicale con la clamorosa rivelazione ai fedeli, in realtà, don Mario lo aveva programmato per tempo con la questura, dove aveva presentato immediata denuncia dei tentativi di estorsione subiti dalla sua parrocchia. «La gente doveva sapere – commenta ora. – E non perché fossi in cerca di facile pubblicità: non può esserci impegno civile senza coraggio, e la gente dei Quartieri ha bisogno di sapere che non è sola nella quotidiana lotta contro ogni forma di illegalità». «Come mi sento adesso? Sereno: non ho alcuna intenzione di collaborare con quei criminali e ho fiducia massima nelle capacità degli investigatori. Non so da dove venivano, ma se sono del quartiere dovrebbero sapere bene che io non faccio un solo passo indietro». Le indagini della Squadra mobile, partite subito dopo la denuncia del prete coraggio, non escludono però nessuna pista.Nemmeno quella che potrebbe portarli fuori dai Quartieri spagnoli, in direzione di qualche organizzazione dei rioni limitrofi. E non si tralascia nemmeno l’ipotesi di qualche cane sciolto.

Massimiliano Amato   (L’ Unita’)

“Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani,
per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”

(don Lorenzo Milani)

dic  09
14



  

Intervallo democratico…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 9:51 PM


dic  09
13



  

Ecce Homo…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 11:03 PM

dic  09
12



  

La libertà…

Archiviato in: Instant Road, Italians — Blue Road @ 6:55 PM

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire.

(George Orwell)


dic  09
8



  

La lunga strada verso casa…

Archiviato in: Road Friends — Blue Road @ 9:37 PM

Quando la vita ti dà mille ragioni per piangere,
dimostra che hai mille ed una ragione per sorridere…


Clicca sull immagine per lasciare un pensiero a chi non è più tra di noi…


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