Photo Notes

mar  10
7



  

La rivoluzione di Dio…

Archiviato in: Campania, Front Page, GEO Road, Modern Times, Stone Road, Working Class — Blue Road @ 4:17 PM

 

Lascia i miei dubbi scorrere attraverso le celle dei pensieri…

e poi in profondo ricoprirli di sabbia…

…perche’ nel mio perenne migrare

non ho mai visto Terra… ma solo un miraggio lontano.

 

 

 

Riceviamo, condividiamo, e pubblichiamo,

come dicono quelli che parlano bene…

tratto dal blog “non leggerlo”

clicca sul notebook per l’ articolo originale.

 

 

Mi scrive un Carabiniere. Ecco, mi dico, il blog è spacciato. Ed invece no. Tutt’altro, è una bella lettera. Gli chiedo se posso pubblicarla, mi dà il nulla osta, ma dice di lasciar perdere Nome e Cognome, riportarli significherebbe mettere in pericolo il suo lavoro. Ci potrebbero essere delle “ripercussioni”, le conseguenze per lui “sarebbero pesanti e forse non del tutto sostenibili”.
Però vuole far sentire la sua voce, e titola questo scritto “Lo Stato visto da dentro”.

 

 

Ho 45 anni , sono un carabiniere e ho 25 anni di servizio. Leggo il tuo blog quotidianamente e quotidianamente mi schifo e rabbrividisco alle porcate di questo Governo. Nell’ambiente di lavoro non faccio mistero di quello che penso di mr. B. e dello scempio che sta facendo dell’Italia. Amo il mio paese e sogno che un giorno diventi un paese normale, dove la democrazia sia vera, i politici siano onesti e al servizio dei cittadini, dove i miei figli possano avere un’istruzione adeguata e possano trovare lavoro senza raccomandazione, dove tutti paghino le tasse , dove la giustizia sia rispettata e valorizzata. Per questo tra i miei colleghi sono considerato un
anarchicocomunistadimerda. Il 95% dei miei colleghi è di destra/leghista (e può anche essere normale), la grande maggioranza di questi è fascista (nel senso che sulla scrivania o nell’armadietto o nel portafoglio o sul cellulare conserva il busto o le foto del duce, o i discorsi o i fllmati o le canzonette di quel periodo), e quando si parla di immigrati o extracomunitari sono tutti “negri di merda”, mentre quelli di sinistra sono tutti “comunisti di merda”, “ambientalisti del cazzo” a cui “va rotto il culo”, oppure “vanno tutti ammazzati”. Le porcate di mr. B. “sono il male minore” e “…ma lasciatelo lavorare” La disinformazione è dominante e l’informazione (quella vera) non interessa quasi a nessuno. In caso di mobilitazione o “golpe” o colpo di Stato o guerra civile (facciamo le corna) le Forze di Polizia si schiererebbero (e molto volentieri) da quella parte. Penso che sia ora, per chi crede in altri valori e non vuole che la Costituzione e l’Italia siano definitivamente demolite da questo genere di persone, di uscire allo scoperto, di esprimere le proprie idee, il proprio dissenso, di dichiarare la fedeltà nella Costituzione (quella originale) e di combattere con tutti i mezzi civili contro questo schifo.

 

 

mar  10
5



  

Pausa caffe’…

Archiviato in: Front Page, Stone Road — Blue Road @ 9:18 PM

 

 
 
Fabrizio De Andre’ fu il primo a decantare la bonta’ del caffe’ fatto in carcere in ‘Don Raffae”. E anche se la ricetta non sembra essere quella descritta nella canzone (”ch’a Cicirinella compagno di cella ci ha dato mamma”’) si annuncia di ottima qualita’ la bevanda nera che dieci detenute del carcere di Pozzuoli producono grazie ad un progetto di recupero sociale. Si chiama Caffe’ Lazzarelle la speciale miscela di chicchi pregiati prodotto dalle detenute del carcere di Pozzuoli. L’iniziativa, e’ il frutto di un progetto finanziato dall’assessorato alle Politiche Sociali della Regione Campania e organizzato dalle associazioni ‘Il Pioppo’, ‘Giancarlo Siani’ e dalla cooperativa ‘Officinae Ecs’. 
 

La speciale miscela e’ il frutto di una selezione effettuata tra le migliori produzioni coltivate in Brasile, Costa Rica, Colombia, Guatemala, India e Uganda. Nei locali dell’ istituto penitenziario di Pozzuoli le dieci detenute tostano, seguono le fasi di asciugatura, macinano il caffe’ e si occupano della manutenzione dei macchinari. ‘Caffe’ Lazzarelle e’ un’ ottima miscela per evitare di ricadere nella devianza e guadagnare in dignita’ attraverso il lavoro; offre un’ opportunita’ di formazione e crescita professionale che abbassa il rischio di recidiva, inserisce in una filiera produttiva sana che dovra’ allargarsi prevedendo una commercializzazione affidata ad una cooperativa sociale di cui potranno fa parte le detenute coinvolte nel progetto”. Impacchettato in confezioni da 250 grammi dai colori rosa e argento, il caffe’ Lazzarelle e’ per la direttrice del carcere Stella Scialpi una ‘’straordinaria opportunita’ di lavoro qualificato in carcere che ha come simbolo una bevanda che mette in relazione le persone”. 

  
Mentre per don Tonino Palmese, referente dell’associazione Libera, si tratta di una ‘’scommessa di coerenza, di credibilita’ e di riscatto”.Tommaso Contestabile, provveditore generale degli istituti di pena ha sottolineato come ”il caffe’ confezionato nel carcere di Pozzuoli sia un prodotto pronto per entrare nella rete commerciale”. 

 

mar  10
2



  

Road Notes 6

Archiviato in: Road Notes — Blue Road @ 10:50 PM

 

We are awake in the darkness… and we sleep in the light…


mar  10
1



  

Un giorno… dopo l’ altro

 

Click the cameras…

 

Black Sun

Riace

Highway 106

 

feb  10
28



  

Nel mare di mezzo…

Archiviato in: Front Page, GEO Road, Sea Land, Stone Road, Working Class — Blue Road @ 12:35 AM

 

Da giorni prima di vederlo il mare era un odore

Un sudore salato, ognuno immaginava di che forma .

Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera,

sarà come i capelli di mia madre.

Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi,

cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi.

Pescatori ci offrono pesci luminosi,

succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti.

L’anziano accanto al fuoco tratta con i mercanti

Il prezzo per salire sul mare di nessuno.

Notte di pazienza, il mare viaggia verso di noi,

all’alba l’orizzonte affonda nella tasca delle onde.

Nel mucchio nostro con le donne in mezzo

Un bambino muore in braccio alla madre.

Sia la migliore sorte, una fine da grembo,

lo calano alle onde, un canto a bassa voce.

Il mare avvolge in un rotolo di schiuma

La foglia caduta dall’albero degli uomini.

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,

quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,

si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro

che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.

Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,

non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,

nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,

è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

Faremmo i servi, i figli che non fate,

nostre vite saranno i vostri libri d’avventura.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,

l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.

 

Nathalie Galesne

 

feb  10
24



  

Al capolinea della vergogna

Archiviato in: Campania, Dark Side, Ghost Town, Italians, Modern Times, Proposed, Road Friends, Stone Road — Blue Road @ 11:54 PM

Viene dal mare il vento, e tira dalla pianura soffiando nell’ incavo di una vecchia fisarmonica dai tasti ingialliti.

Si vede da lontano che cavalca, curvo sulle onde, alto sull’ orizzonte, e sulle onde bianche ricade quel suono lontano.

Striscia come un frutto marcio quel treno, lungo le antenne che delineano una citta’

troppo lontana per essere vicina. Nessuno sguardo si alza a stirare nuvole bianche dai duri sorrisi…

In fila per due ad aspettare con occhi gonfi di cancelli chiusi oltre la barriera della memoria.

Striscia come un frutto marcio quel treno, frutto d’ ignavia di cui si nutrono i vermi.

In questa pianura bagnata di mare, solcata di acque salate e popoli antichi…

Invasi e invasori, mai restati e mai partiti…

In questa pianura bagnata di vergogne, solcata di acque salate e popoli di oggi…

Invasori e invasati, ovunque restati e ovunque partiti. Viaggiatori senz’ anima,

tra paesaggi mai terminati…

20 Km.

e’ la lunghezza di una ferita, l’ unita’ di misura della vergogna.

Una vergogna ormai arrivata al capolinea.

Al capolinea di Montesanto, nel cuore del quartiere Pignasecca a Napoli.

Petru Birlandeanu, un musicista ambulante, colpevole di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Una brutale sparatoria tra camorristi, in pieno centro storico. In pieno giorno.

Petru viene colpito da un proiettile vagante, e’ ferito ma riesce

ad arrivare al capolinea della ferrovia cumana, ma la ferita si rivela mortale.

Petru si accascia definitivamente a terra, tra i tornelli dei biglietti e le urla disperate di sua moglie Mirella.

Quelle urla vengono offese e calpestate dall’ indifferenza di gente che

continua a vidimare biglietti e calpestare il sangue e gli ultimi respiri di Petru, calpestare la millenaria storia fatta di tolleranza di una citta’ come Napoli

calpestare lo sguardo atterrito di sua moglie Mirella che ormai non ha piu’ nemmeno voce per urlare.

Le voci di Cristina e Violeta invece sono rimaste a Torregaveta, sull’ altro capolinea della vergogna.

In un giorno di luglio e una spiaggia affollata, tra ombrelloni e creme abbronzanti,

mentre le due ragazzine zingare, forse in un barlume di coscienza della loro adolescenza decisero, invece di caritare,

di divertirsi tra le onde di un mare che invece le ha ingoiate, rigettandole poi su una spiaggia dove i loro corpi senza vita piu’ che suscitare umana pieta’ arrecavano disturbo alla bella giornata di sole dei bagnanti domenicali.

Montesanto-Torregaveta 20 Km. di vergogna. Di un mondo, su quei binari, che gira al contrario, che si muove ma resta fermo tra gente inanimata dissociata ormai dal divenire… viaggiatori senz’ anima.

La fisarmonica di Petru giace ora in una teca.

Al capolinea della Stazione Cumana di Montesanto.

Il Teatro della Legalita’ ha messo in scena la vergogna.

Al capolinea della stazione Cumana di Torregaveta.

Le immagini di questa slide sono della bravissima Irene di Caprio

feb  10
23



  

Dogmatismi teocratici…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 7:58 PM

 

…non sappiamo quello che siamo…

 


 

 

…ma sappiamo quello che potremmo essere.

 

 

 

Clicca sul Cristo

 

Che religione si pratica a Goito, provincia di Mantova? Animismo bancario, scintoismo leghista o jainismo bottegaio? Chi lo sa,  di certo non la religione cristiana che predica amore e fratellanza, carità, compassione, aiuto reciproco. E’ quindi ancora più sorprendete che la giunta di destra, guidata da una piissima sindachessa dell’Udc, ha deciso che nell’asilo comunale potranno entrare solo bimbi cristiani. E forse non basta nemmeno, perché probabilmente anche i figli di coppie separate o di conviventi riceveranno l’ostracismo. Il tutto naturalmente giustificato con il noioso, ottuso, ipocrita tema della tradizione che dovrebbe sopravanzare non solo il dettato costituzionale, ma anche intelligenza e umanità.
Ecco chi sono i sedicenti cristiani della destra ometti e donnette, baciapile senza vergogna, gente da nulla. Mediocri che adorano il vitello d’oro e il dio paura. Il loro sguardo è appannato, atono, vuoto, bovinamente  satollo e ci vorrebbe solo il dottor Schweitzer per evangelizzarli e riportarli alla civiltà. Perché ciò in cui pensano o fanno finta di credere è proprio il Gesù blasfemo che accende gli animi in India.
Dubito che vadano all’inferno: se anche esistesse, gente così  possiede un’anima di latta che muore ancora prima del corpo.Ma permettetemi di mandarli io, personalmente all’inferno. Come dovremmo fare tutti.


Testo di:

Alberto Capece Minutolo

feb  10
22



  

Meditazioni…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 10:33 PM

 

…il dramma della nostra epoca e’ che pure gli idioti si sono messi a pensare.

(J.C.)

 

feb  10
17



  

Fanghitalia S.p.A.

Archiviato in: Campania, GEO Road, Italians, Modern Times, Stone Road, WEA Road — Blue Road @ 11:17 AM

 

Ogni cosa che puoi immaginare…

 

 

… la natura l’ ha gia’ creata.

 

 

feb  10
16



  

San Remo 2010…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 9:56 PM

(Foto concessa dall’ Archivio Storico R. Carbone)

 

…il Pupo e il Re

 

feb  10
15



  

3.32 a.m.

Archiviato in: Dark Side, Ghost Town, Italians, Modern Times, Proposed, Reportage, Stone Road — Blue Road @ 11:56 AM

 

…..alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”. “Lo so”, e ride. “Per carità, poveracci”. “Va buò”. “Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”

(Balducci Holding)

 

Click the camera

 

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feb  10
13



  

Vertice Italia-Albania

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 7:59 PM

‘Faremo un’eccezione per chi porta belle ragazze”

”per chi porta le belle ragazze possiamo fare un’eccezione”

Due dichiarazioni umoristiche del vostro presidente del consiglio, simpatico come una colonscopia, durante un incontro bilaterale Italia Albania.

È evidente che lui, in qualità di miglior utilizzatore finale degli ultimi 150 anni, non si sia mai posto il problema, mentre pagava per una prestazione sessuale, quale dramma si celi dietro la prostituzione albanese. È facile che non sappia quante giovani donne albanesi sono morte ammazzate nell’ultimo decennio in Italia. Non sa, perché non se ne è mai interessato, delle bambine rapite in Albania, per essere rivendute in Italia a maiali come lui, camuffate da giovani donne.

Non è da compatire, tanto meno da scusare, come fosse il vecchio nonno un po’ andato di testa, che provoca imbarazzo emettendo flatulenze a tavola. È solo un idiota, convinto davvero di poter dar fiato alla bocca senza pensare, convinto anche di essere sempre in mezzo a suoi pari, magnaccia, mafiosi e criminali, ad una rappresentazione al Bagaglino.

A me quest’essere fa schifo.

(Rita Pani)

Albania News

Click the notebook


feb  10
11



  

Protezione…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 11:21 AM

…civile

feb  10
7



  

Processo greve…

Archiviato in: Italians — Blue Road @ 6:37 PM

 

feb  10
5



  

Sibilla

Archiviato in: Campania, Proposed — Blue Road @ 1:53 PM

 

 

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gen  10
31



  

Road Notes 5

Archiviato in: Road Notes — Blue Road @ 9:44 PM

gen  10
26



  

Pulizia…

Archiviato in: Front Page, Instant Road — Blue Road @ 9:51 PM

…etnica

gen  10
20



  

Al mercato nero…

Archiviato in: Stone Road — Blue Road @ 11:44 PM

 

…cercavano braccia…

 

 

…sono arrivati uomini.

gen  10
18



  

San Antuono

Archiviato in: Campania — Blue Road @ 6:59 PM

 

Il 17 gennaio fra le strade del napoletano si assiste ad una classica simbiosi di religiosità, tradizione, festa e scaramanzia. Agli angoli delle strade, in grandi campi o in piccoli giardini, nell’intimità della propria famiglia o organizzati in vere e proprie feste popolari, si elevano dei falò, propriamente detti “fucaroni” o anche “cippe”, ovvero dei grandi fuochi che, bruciando, portano via le cose che hanno segnato negativamente e che si vuole incenerire. La questua che serve per raccogliere di casa in casa la legna da bruciare si arricchisce di oggetti carichi di significato, di quegli oggetti che ci riportano alla mente anche semplicemente qualcosa di vecchio che si spera nell’anno nuovo possa rinnovarsi. Il fuoco, pertanto, ha il compito di fagocitare e incenerire, facendo poi salire al cielo il fumo a mo’ di preghiera, quindi un duplice compito di purificazione e orazione. I napoletani mentre il fuoco si consuma recitano la loro giaculatoria: «Sant’Antuono, Sant’Antuono tacchete ‘o bbiecchio e dance ‘o nnuovo» che sono inseriti anche in un canto popolare che, quando il fucarone è al centro di una vera e propria festa di paese, diventa l’espressione della gioiosa speranza del napoletano.

Come si evince dai tradizionali versi, il protettore di questi fuochi e colui il quale ha il compito di intercedere per le intenzioni espresse accanto ad essi è Sant’Antonio Abate di cui il 17 gennaio ricorre proprio l’anniversario di morte. Sant’Antonio Abate, detto anche “il Grande”, è ricordato dalla chiesa come lottatore contro i demoni, guaritore di infermi e direttore di anime e pare che la sua vita sia stata segnata da terribili lotte col demonio da cui ha ricevuto terribili e crudeli sevizie e proprio questo lo ha reso uno dei santi più venerati nel mondo cristiano. Sant’Antonio pare sia anche il custode dell’inferno e riesca ad ingannare il diavolo sottraendogli alcune anime, inoltre il popolo ha decretato la sua fama come guaritore facendo ricorso a lui contro la peste e morbi contagiosi. Uno di questi è l’Herpes zoster detta, guarda un po’!, o “ffuoco ‘e sant’Antuono”, per sconfiggere il quale veniva anche prodotto un unguento dall’Ordine ospedaliero degli Antoniani, sorto dalla confraternita di religiosi riuniti intorno al santo. L’origine di questa tradizione risale alle molte miracolose guarigioni che sembrano essersi verificate durante un’epidemia che infestava la Francia in occasione della traslazione delle reliquie del santo da Costantinopoli in Europa. Il miracoloso unguento, inoltre, aveva come ingrediente principale il lardo dei maialini a cui spesso è associata la figura di Sant’Antonio. La tradizione vuole che Sant’Antonio, sconfitto il demonio, lo abbia costretto nella forma dell’umile maiale e da qui egli è anche invocato contro l’afta epizotica che colpisce gli animali, tanto che il 17 gennaio vengono anche benedetti gli animali.

Con i grandi fucaroni si cerca quindi non solo di propiziare l’anno iniziato da pochi giorni, ma anche di tenere il più lontano possibile il fuoco eterno dell’inferno, quelle fiamme che tanto fanno paura e di cui l’Herpes Zoster sembra essere un fastidiosissimo assaggio in vita.

Ecco dunque il rituale: il devoto, spesso una donna, sceglie il teschio che più lo ispira adottandolo così come se fosse un membro della sua famiglia. Ne nasce così un regolare rapporto di “do ut des”, un’assistenza reciproca tra viventi e defunti. Il teschio, oltre ad essere “pregato”, viene anche lucidato, spolverato e, se si comporta bene, gli si costruisce addirittura una piccola nicchia che lo ospita per proteggerlo dalla polvere. Il devoto non gli faceva mai mancare lumini e fiori e, ad ogni visita, declamava decine di “requiem aeternam” per lenire le sofferenze dell’anima adottata. Va anche sottolineato, però, che se il devoto non riceveva le grazie richieste, riabbandonava il cranio nella polvere e ne adottava un altro.

Lo stesso culto, con riti uguali a quelli del Cimitero delle Fontanelle, si praticava anche in altri luoghi come nella Chiesa di S.Pietro ad Aram- il cui ossario sarebbe sorto nel luogo dove S.Pietro, in sosta a Napoli, avrebbe celebrato la sua prima Messa e battezzato i primi napoletani convertiti; S.Candida e S.Aspreno- e nell’ipogeo di S.Maria del Purgatorio ad Arco il cui stesso nome introduce subito il mondo sotterraneo e i suoi dolenti frequentatori.

 

Testo: Rosa Anna D’ Ambrosio 

 

gen  10
16



  

Napoli…

Archiviato in: Campania, Italians — Blue Road @ 2:36 PM

 

…consiglio comunale.

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