Prove Di Lavaggio
Non è la liberta’ che manca…
Mancano gli uomini liberi…
(Leo Longanesi)
Non è la liberta’ che manca…
Mancano gli uomini liberi…
(Leo Longanesi)

(Photo Polish Police)
L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua.
(Albert Camus)
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L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?
L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…
Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…
In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…
Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…
Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…
Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.
Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…
Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…
Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…
Crepano…
Sulla collina spoglia i soldati…
Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…
Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…
Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…
Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…
Nel gravido sonno della cagna guardiana…
L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…
Ora riposano qui le parole…
Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…
Attraversando paesi di innocenti abitudini…
Click The Camera
22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.
Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia
una ragazzina per dare un’ occhiata.
E’ Anne Frank.
Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube
dalla Anne Frank House in Amsterdam.
Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni
sul diario e la storia di Anne Frank.
Se potete diffondetelo sui Vostri blog.
“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.

Gli economisti sono dei chirurghi che posseggono un ottimo scalpello e un bisturi sbrecciato: lavorano a meraviglia sul morto e martirizzano il vivo.
(Nicolas Chamfort)


Volevano i soldi raccolti tra i fedeli per ristrutturare la sagrestia distrutta da un incendio un anno fa. Il “pizzo” sulla colletta. Ma don Mario Ziello, parroco di Santa Maria del Carmine alla Concordia ai Quartieri Spagnoli, nel cuore della Malanapoli ci è nato. Ha avuto come compagno di scuola Ciro Mariano, leggendario capo del clan dei “picuozzi” oggi sepolto vivo sotto una montagna di ergastoli, e figurarsi se non ha ancora imparato come si tratta con «quelli là». «Ho imposto alla ditta di non pagare, ho fatto in modoche chiudesse le porte in faccia agli estorsori». “Quelli là” erano due guaglioni di malavita presentatisi in parrocchia più di una volta. Atteggiamento sprezzante e eloquio allusivo, hannofatto capire agli operai impegnati nel cantiere che puntavano agli oboli raccolti faticosamente nel quartiere da don Mario. «Non ho accettato,nonpotevo: avessi aderito alle loro richieste, non avrei mai più trovato il coraggio di guardare negli occhi i bambini del rione, che ho coinvolto in tante iniziative sulla legalità e contro la malavita».
UN INSOLITO DOPO MESSA
Il rione si è stretto intorno al suo parroco, domenica mattina, dopo la messa solenne delle undici.Don Mario, che i clan li ha sempre sfidati a viso aperto, anzi guardandoli negli occhi, l’affronta con espressione tirata. Per tutta la funzione è un fascio di nervi. Anche l’omelia ha ritmi sincopati, il sacerdote liquida la liturgia domenicale con poche battute filando veloce verso la conclusione. Quindi, dopo la benedizione finale, risale sul pulpito, chiedendo ai fedeli di non abbandonare la chiesa. «Vi devo parlare – esordisce in un silenzio di ghiaccio, la tensione che si potrebbe tagliare con un coltello. – Sono venuti a chiedere la tangente sui lavori di ristrutturazione della vostra chiesa. Gli operai hanno detto che non potevano fare niente e li hanno mandati da me, ma quelli nonsono venuti.Conmenonvogliono averci a che fare, hanno detto. Ma io li ho visti, un giorno ho pure provato a fermarli, ma loro sono scappati. Forse perché il mio rifiuto li ha impauriti». Quando don Mario finisce di parlare, dalle navate parte un applauso lungo, assordante. Commovente.La gente sale sull’altare, lo abbraccia, lo incoraggia ad andare avanti. E lui, il prete animatore di tante iniziative anticamorrra, ascoltato qualche anno fa anche dalla Commissione antimafia insieme ad altri sacerdoti di frontiera come l’ex parroco di Forcella, don Luigi Merola, e don Fulvio D’Angelo di Scampia, promette: «Finché sarò il vostro parroco, quella gente dovrà girare alla larga».
IL «FUORI PROGRAMMA»
Il “fuori programma” domenicale con la clamorosa rivelazione ai fedeli, in realtà, don Mario lo aveva programmato per tempo con la questura, dove aveva presentato immediata denuncia dei tentativi di estorsione subiti dalla sua parrocchia. «La gente doveva sapere – commenta ora. – E non perché fossi in cerca di facile pubblicità: non può esserci impegno civile senza coraggio, e la gente dei Quartieri ha bisogno di sapere che non è sola nella quotidiana lotta contro ogni forma di illegalità». «Come mi sento adesso? Sereno: non ho alcuna intenzione di collaborare con quei criminali e ho fiducia massima nelle capacità degli investigatori. Non so da dove venivano, ma se sono del quartiere dovrebbero sapere bene che io non faccio un solo passo indietro». Le indagini della Squadra mobile, partite subito dopo la denuncia del prete coraggio, non escludono però nessuna pista.Nemmeno quella che potrebbe portarli fuori dai Quartieri spagnoli, in direzione di qualche organizzazione dei rioni limitrofi. E non si tralascia nemmeno l’ipotesi di qualche cane sciolto.
Massimiliano Amato (L’ Unita’)

“Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani,
per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”
(don Lorenzo Milani)

Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire.
(George Orwell)
Quando la vita ti dà mille ragioni per piangere,
dimostra che hai mille ed una ragione per sorridere…
Clicca sull immagine per lasciare un pensiero a chi non è più tra di noi…

Quando eravamo strada, nessuno aveva occhi…
Frontiere e mezzerie, rugiade in plenilunio… sterpaglie… luccichiì in pillole d’ argento…
Non c’erano richiami, tribalita’ furiose investite di sangue… sinusoidali triadi… attoniti tramonti… né falci di balestra…
Quando eravamo strada, di schermi e di domani, di demoni e domini, la sete evaporava sull’ asfalto per dissetare gli altri…
Se ho mani per comporre, tra freddi e soffioni… parole per cercare le intese nei pensieri… ringrazio…
Ma non getto il foglio in cui pian piano mi ricordi la strada che non eravamo…


Before the fire and then the ash and on the road the endless variations of the casualness.
A choice and then an instant that becomes eternal, and a terrible thunder
what it brings us to the appointment with the reality…