Radio Varsavia 1939 (uno schiaffo alla memoria)

(Photo Polish Police)
L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua.
(Albert Camus)
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L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?
L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…
Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…
In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…
Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…
Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…
Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.
Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…
Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…
Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…
Crepano…
Sulla collina spoglia i soldati…
Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…
Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…
Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…
Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…
Nel gravido sonno della cagna guardiana…
L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…
Ora riposano qui le parole…
Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…
Attraversando paesi di innocenti abitudini…
Click The Camera
22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.
Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia
una ragazzina per dare un’ occhiata.
E’ Anne Frank.
Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube
dalla Anne Frank House in Amsterdam.
Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni
sul diario e la storia di Anne Frank.
Se potete diffondetelo sui Vostri blog.
“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.


Camera Polaroid
Road Notes
Union Station
Veramente un gesto che non ha parole per essere commentato ….
L’uomo continua a scendere sempre più giù e la sua cattiveria non ha più limiti.
Commento di Gabry — 2009/12/20 @ 7:50 PM
Buon 2010 Cesare,
spero di rivederti presto
Mimmo
Commento di Mimmo Guarino — 2010/01/01 @ 4:25 PM