Photo Notes

mar  10
7



  

La rivoluzione di Dio…

Archiviato in: Campania, Front Page, GEO Road, Modern Times, Stone Road, Working Class — Blue Road @ 4:17 PM

 

Lascia i miei dubbi scorrere attraverso le celle dei pensieri…

e poi in profondo ricoprirli di sabbia…

…perche’ nel mio perenne migrare

non ho mai visto Terra… ma solo un miraggio lontano.

 

mar  10
1



  

Un giorno… dopo l’ altro

 

Click the cameras…

 

Black Sun

Riace

Highway 106

 

feb  10
24



  

Al capolinea della vergogna

Archiviato in: Campania, Dark Side, Ghost Town, Italians, Modern Times, Proposed, Road Friends, Stone Road — Blue Road @ 11:54 PM

Viene dal mare il vento, e tira dalla pianura soffiando nell’ incavo di una vecchia fisarmonica dai tasti ingialliti.

Si vede da lontano che cavalca, curvo sulle onde, alto sull’ orizzonte, e sulle onde bianche ricade quel suono lontano.

Striscia come un frutto marcio quel treno, lungo le antenne che delineano una citta’

troppo lontana per essere vicina. Nessuno sguardo si alza a stirare nuvole bianche dai duri sorrisi…

In fila per due ad aspettare con occhi gonfi di cancelli chiusi oltre la barriera della memoria.

Striscia come un frutto marcio quel treno, frutto d’ ignavia di cui si nutrono i vermi.

In questa pianura bagnata di mare, solcata di acque salate e popoli antichi…

Invasi e invasori, mai restati e mai partiti…

In questa pianura bagnata di vergogne, solcata di acque salate e popoli di oggi…

Invasori e invasati, ovunque restati e ovunque partiti. Viaggiatori senz’ anima,

tra paesaggi mai terminati…

20 Km.

e’ la lunghezza di una ferita, l’ unita’ di misura della vergogna.

Una vergogna ormai arrivata al capolinea.

Al capolinea di Montesanto, nel cuore del quartiere Pignasecca a Napoli.

Petru Birlandeanu, un musicista ambulante, colpevole di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Una brutale sparatoria tra camorristi, in pieno centro storico. In pieno giorno.

Petru viene colpito da un proiettile vagante, e’ ferito ma riesce

ad arrivare al capolinea della ferrovia cumana, ma la ferita si rivela mortale.

Petru si accascia definitivamente a terra, tra i tornelli dei biglietti e le urla disperate di sua moglie Mirella.

Quelle urla vengono offese e calpestate dall’ indifferenza di gente che

continua a vidimare biglietti e calpestare il sangue e gli ultimi respiri di Petru, calpestare la millenaria storia fatta di tolleranza di una citta’ come Napoli

calpestare lo sguardo atterrito di sua moglie Mirella che ormai non ha piu’ nemmeno voce per urlare.

Le voci di Cristina e Violeta invece sono rimaste a Torregaveta, sull’ altro capolinea della vergogna.

In un giorno di luglio e una spiaggia affollata, tra ombrelloni e creme abbronzanti,

mentre le due ragazzine zingare, forse in un barlume di coscienza della loro adolescenza decisero, invece di caritare,

di divertirsi tra le onde di un mare che invece le ha ingoiate, rigettandole poi su una spiaggia dove i loro corpi senza vita piu’ che suscitare umana pieta’ arrecavano disturbo alla bella giornata di sole dei bagnanti domenicali.

Montesanto-Torregaveta 20 Km. di vergogna. Di un mondo, su quei binari, che gira al contrario, che si muove ma resta fermo tra gente inanimata dissociata ormai dal divenire… viaggiatori senz’ anima.

La fisarmonica di Petru giace ora in una teca.

Al capolinea della Stazione Cumana di Montesanto.

Il Teatro della Legalita’ ha messo in scena la vergogna.

Al capolinea della stazione Cumana di Torregaveta.

Le immagini di questa slide sono della bravissima Irene di Caprio

feb  10
17



  

Fanghitalia S.p.A.

Archiviato in: Campania, GEO Road, Italians, Modern Times, Stone Road, WEA Road — Blue Road @ 11:17 AM

 

Ogni cosa che puoi immaginare…

 

 

… la natura l’ ha gia’ creata.

 

 

feb  10
15



  

3.32 a.m.

Archiviato in: Dark Side, Ghost Town, Italians, Modern Times, Proposed, Reportage, Stone Road — Blue Road @ 11:56 AM

 

…..alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”. “Lo so”, e ride. “Per carità, poveracci”. “Va buò”. “Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”

(Balducci Holding)

 

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gen  10
12



  

Il sangue…

Archiviato in: Campania, Front Page, Ghost Town, Italians, Modern Times, Stone Road, Working Class — Blue Road @ 11:52 AM

 

… e’ uguale per tutti.

dic  09
18



  

Radio Varsavia 1939 (uno schiaffo alla memoria)

Archiviato in: JPG Magazine, Modern Times, Proposed, Time Road — Blue Road @ 10:03 PM

 

(Photo Polish Police)

L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua.
(Albert Camus)


____________________________________________________________________________________

 

 

 

 

 

L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?

 

L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…

 

Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…

 

In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…

 

Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…

Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…

 

Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.

Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…

 

Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…

 

Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…

Crepano…

Sulla collina spoglia i soldati…

Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…

 

Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…

Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…

Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…

Nel gravido sonno della cagna guardiana…

 

L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…

 

Ora riposano qui le parole…

Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…

Attraversando paesi di innocenti abitudini…

 

 

 

 

 

Radio Varsavia 1939

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22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.

Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia

una ragazzina per dare un’ occhiata.

E’ Anne Frank.

Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube

dalla Anne Frank House in Amsterdam.

Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni

sul diario e la storia di Anne Frank.

Se potete diffondetelo sui Vostri blog.


“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.

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nov  09
20



  

La pagherete…

Archiviato in: Modern Times — Blue Road @ 11:49 AM

ott  09
24



  

Radio Varsavia 1939

Archiviato in: JPG Magazine, Modern Times, Time Road — Blue Road @ 9:49 PM

 

 

 

 

L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?

 

L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…

 

Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…

 

In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…

 

Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…

Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…

 

Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.

Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…

 

Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…

 

Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…

Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…

Crepano…

Sulla collina spoglia i soldati…

Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…

 

Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…

Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…

Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…

Nel gravido sonno della cagna guardiana…

 

L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…

 

Ora riposano qui le parole…

Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…

Attraversando paesi di innocenti abitudini…

 

 

 

Radio Varsavia 1939

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 22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.

Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia

una ragazzina per dare un’ occhiata.

E’ Anne Frank.

Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube

dalla Anne Frank House in Amsterdam.

Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni

sul diario e la storia di Anne Frank.

Se potete diffondetelo sui Vostri blog.

 


 

 

 

“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.

 

 

 

 

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ott  09
23



  

L’ indifferenza…

Archiviato in: Modern Times, Stone Road — Blue Road @ 2:10 PM

La storia della morte del piccolo Elvis di 6 anni da Capo Verde e di sua madre tutt’ ora in fin di vita e con poche speranze di salvarsi, ha dei tratti paradossali e tragici al contempo.
Elvis e’ venuto a morire in miseria a Napoli, dopo essere sfuggito insieme alla madre ad una miseria ancora piu’ terribile. Ed e’ morto in uno di quei quartieri di Napoli, La Sanita’, in uno di quei bassi dove alberga tanta poverta’ e’ vero, ma anche un’ immensa dignita’. Colpiscono nella tragedia i particolari della vita delle due vittime. La frenetica attivita’ di una madre che non ha altra ragione di vita se non il proprio figlio. E di un bimbo gentile e sorridente. Sono stati uccisi da una bolletta non pagata e da un braciere acceso per scaldarsi dal freddo di questi giorni. Questo e’ il senso della tragedia che oggi ci troviamo a vivere: la poverta’ ampiamente studiata, sezionata, dai piani alti della burocrazia. La poverta’ non sta nei tomi, nelle carte o nelle righe, ma bussa alla porta di molte persone che vivono accanto a noi. L’ illusione che la miseria potese essere derubricata, almeno da noi, dalle emergenze e’ svanita sotto i colpi di un piano di rilancio economico e sociale che nel Mezzogiorno non e’ mai decollato.
La ricerca di un posto di lavoro, anche il piu’ umile, e’ comune a coloro che fuggono da una miseria ancora piu’ nera e di quei giovani e operai che vedono mortificata la loro dignita’ di esseri umani.
Una tragedia come quella del Rione Sanita’ misura lo stato del vivere civile a cui stiamo andando incontro pericolosamente. Non e’ questa la societa’ che vogliamo. Una societa’ basata sull’ indiferenza e sulla fatale preminenza della miseria sulla speranza, la storia di una vita fatta solo per sopravvivere. Le cronache hanno raccontato una storia di una donna che cercava disperatamente ogni giorno le soluzioni precarie per poter vivere con dignita’ la sua esistenza e quella di suo figlio. Manuela, se avesse fatto una scelta diversa avrebbe forse evitato il compimento della tragedia. Ma non l’ ha fatto.
La politica deve rispondere, e comprendere che questi e non altri sono i nuovi problemi di tutti gli italiani. Sono finiti i tempi della costernazione solo quando un evento nefasto si realizza, sarebbe ora, invece, di una sana e robusta indignazione, perche’ quando siamo di fronte ad una tragedia come quella del Rione Sanita’, che tocca ancora una volta un bambino, non si puo’ piu’ parlare di emergenza, ma di quella che sta diventando ogni giorno una triste regola.

lug  09
31



  

L’ ultima spiaggia…

Archiviato in: Ghost Town, Modern Times, Sea Land, Stone Road — Blue Road @ 8:23 PM

E non c’e’ piu’ neanche un sereno moto di pensieri leggeri che volino distesi come giochi di bambini sulle spiaggie della coscienza… percorrendo anche i deserti della vita…

…quelli dove ci si perde per l’ essere per sempre, fino alla fine… che libera, e c’e’ il passo che si ferma fino al nuovo giorno a contare il cammino percorso, in questo essere fino alla fine del viaggio.

Un giorno potessi rispondere con la volonta’ alle domande, nel silenzio dei miei momenti, tra le strade antiche di questa citta’, in cui do’ spietatamente anima alle parole… come rigurgiti di vuoto, lievi pensieri che spirano invano nel vento.

Nel delirio la parola si ferma, quando la calma vuole spazio e si nega all’ essere… anche la vittoria della stanchezza sui sensi che l’ hanno servito nel tempo della luce del giorno appena trascorso…

Cammino con prudenza nella sabbia del deserto…

…perche’ gli uomini spesso dimenticano cio’ che hanno visto.

lug  09
4



  

Parallel world…

Archiviato in: Modern Times — Blue Road @ 4:42 PM

The lake dries and is frayed to the wood

of the warm mud sand stays only

what a salt from the crystal in a song that

it covers the nerves to the bared docks.

Once we listened to the suggestions

of our fathers and of the men that had fought,

to manufacture from the corks vessels

and to drive them and to learn to knot

meridians and parallels…

Only the sky unites these worlds

and of suggestions the wind paws… now…

giu  09
28



  

Modern times

Archiviato in: Modern Times — Blue Road @ 5:21 PM

Nothing in reality calls us, yet we approach there to the objects or to the people they were almost the echo of distant bawls and defenseless bawls that follow underground the road…

giu  09
12



  

Sunset boulevard

Archiviato in: Modern Times — Blue Road @ 11:10 AM

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