La rivoluzione di Dio…

Lascia i miei dubbi scorrere attraverso le celle dei pensieri…
e poi in profondo ricoprirli di sabbia…
…perche’ nel mio perenne migrare
non ho mai visto Terra… ma solo un miraggio lontano.

Lascia i miei dubbi scorrere attraverso le celle dei pensieri…
e poi in profondo ricoprirli di sabbia…
…perche’ nel mio perenne migrare
non ho mai visto Terra… ma solo un miraggio lontano.

Viene dal mare il vento, e tira dalla pianura soffiando nell’ incavo di una vecchia fisarmonica dai tasti ingialliti.
Si vede da lontano che cavalca, curvo sulle onde, alto sull’ orizzonte, e sulle onde bianche ricade quel suono lontano.
Striscia come un frutto marcio quel treno, lungo le antenne che delineano una citta’
troppo lontana per essere vicina. Nessuno sguardo si alza a stirare nuvole bianche dai duri sorrisi…
In fila per due ad aspettare con occhi gonfi di cancelli chiusi oltre la barriera della memoria.
Striscia come un frutto marcio quel treno, frutto d’ ignavia di cui si nutrono i vermi.
In questa pianura bagnata di mare, solcata di acque salate e popoli antichi…
Invasi e invasori, mai restati e mai partiti…
In questa pianura bagnata di vergogne, solcata di acque salate e popoli di oggi…
Invasori e invasati, ovunque restati e ovunque partiti. Viaggiatori senz’ anima,
tra paesaggi mai terminati…

20 Km.
e’ la lunghezza di una ferita, l’ unita’ di misura della vergogna.
Una vergogna ormai arrivata al capolinea.
Al capolinea di Montesanto, nel cuore del quartiere Pignasecca a Napoli.
Petru Birlandeanu, un musicista ambulante, colpevole di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Una brutale sparatoria tra camorristi, in pieno centro storico. In pieno giorno.
Petru viene colpito da un proiettile vagante, e’ ferito ma riesce
ad arrivare al capolinea della ferrovia cumana, ma la ferita si rivela mortale.
Petru si accascia definitivamente a terra, tra i tornelli dei biglietti e le urla disperate di sua moglie Mirella.
Quelle urla vengono offese e calpestate dall’ indifferenza di gente che
continua a vidimare biglietti e calpestare il sangue e gli ultimi respiri di Petru, calpestare la millenaria storia fatta di tolleranza di una citta’ come Napoli
calpestare lo sguardo atterrito di sua moglie Mirella che ormai non ha piu’ nemmeno voce per urlare.
Le voci di Cristina e Violeta invece sono rimaste a Torregaveta, sull’ altro capolinea della vergogna.
In un giorno di luglio e una spiaggia affollata, tra ombrelloni e creme abbronzanti,
mentre le due ragazzine zingare, forse in un barlume di coscienza della loro adolescenza decisero, invece di caritare,
di divertirsi tra le onde di un mare che invece le ha ingoiate, rigettandole poi su una spiaggia dove i loro corpi senza vita piu’ che suscitare umana pieta’ arrecavano disturbo alla bella giornata di sole dei bagnanti domenicali.
Montesanto-Torregaveta 20 Km. di vergogna. Di un mondo, su quei binari, che gira al contrario, che si muove ma resta fermo tra gente inanimata dissociata ormai dal divenire… viaggiatori senz’ anima.
La fisarmonica di Petru giace ora in una teca.
Al capolinea della Stazione Cumana di Montesanto.
Il Teatro della Legalita’ ha messo in scena la vergogna.
Al capolinea della stazione Cumana di Torregaveta.
Le immagini di questa slide sono della bravissima Irene di Caprio

…..alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”. “Lo so”, e ride. “Per carità, poveracci”. “Va buò”. “Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”
(Balducci Holding)
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(Photo Polish Police)
L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua.
(Albert Camus)
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L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?
L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…
Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…
In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…
Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…
Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…
Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.
Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…
Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…
Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…
Crepano…
Sulla collina spoglia i soldati…
Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…
Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…
Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…
Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…
Nel gravido sonno della cagna guardiana…
L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…
Ora riposano qui le parole…
Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…
Attraversando paesi di innocenti abitudini…
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22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.
Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia
una ragazzina per dare un’ occhiata.
E’ Anne Frank.
Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube
dalla Anne Frank House in Amsterdam.
Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni
sul diario e la storia di Anne Frank.
Se potete diffondetelo sui Vostri blog.
“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.

L’ inverno lo sai, qui a Varsavia ha due volti, uno contempla l’ agonia del tordo, l’ altro sorride a un vaneggiante… L’ inverno per noi e’ una scintilla, meglio se il giorno appasisce nella notte… meglio se tra giorno e notte sanguina il tramonto… non siamo noi forse, quelli che una parola pronunciata da bocche disattente destino’ al ritorno?
L’ albero troppo alto, che il ghiaccio ammala dritto davanti alla collina… quando al crepuscolo ti siedi sulla tua memoria… Lo vedi, hanno disposto un unico sentiero. Con dita ferme hanno tracciato per ogni passo una ferita… una preghiera per ogni parola che non ritorna. Un unico sentiero che batte a stento un cuore di selva, nel legno che patisce cifre innominabili, quella corteccia coi nostri nomi mutati in un’ altra lingua… quando verranno chi leggera’ l’ intraducibile non sapra’ mai cio’ che siamo stati…
Ora scendiamo parola e gelo, dentro l’ abisso di cani addormentati… tu la materna bocca, io che per troppo camminare non ho che pietra, decisi per quella mano estrema che leva la fiaccola tremante prima che sverni nella tenebra… se ancora puo’ splendere qualcosa… prima che teste prive di luce si abbandonino al nevischio e sulla soglia si affacci il muso lento della morte…
In questa radura, prossima alla guerra, giace il piu’ mite tra i cumuli di neve… un fiore e’ appeso al nulla… guarda… nessuno piange nei miei occhi. Occhi che saranno ostili alla parola, forse inghiottite nel muto abisso… insegnami, povero fiore abbandonato, la tua resistenza sotto il cielo…
Cicatrice che sanguini nell’ anima, tu che fai luce tra le mie parole di buio… lascia che io vacilli tra queste facce ignote, che vanno in esilio verso la morte… ferita fissa nel mio cuore, come stella malata dentro l’ occhio accompagna chi vuole camminare, chi non arretra davanti alla sottile soglia del dolore, piaga tremante… lo sai che i disperati attendono pazienti sulla soglia…
Benedetto il tuo sorriso, Donna Mia… che rischiara la notte del mio sguardo…
Le stelle ordineranno agli occhi di tacere e campera’ la bestia delle notti, muta nel letto dove penetra a stento l’ ora di fango, sara’ bandita la memoria… e le citta’ sranno sorvegliate da un tremito di mani… se mai salperemo verso un orizzonte, sara’ per il fischio rapace di un treno che ci chiama… per la furia che rode l’ anima dei buoni.
Soltanto tu, l’ assente, ti sarai fatta il sole di un’ Estate nelle mie parole… e tu sola custode dei miei furiosi silenzi…
Nel Si, detto alla lacrima, raccogli una ciotola di nulla, offrila al nostro Dio nemico, tu che resisti nella mano oscura, che visita noi… mortali… piu’ pallida dell’ acqua scaraventata nel deserto… ombra che mi sostiene nella catastrofe di luci…
Crepano, sulla collina spoglia, li senti pregare nell’ anfora rotta della ragione… il cielo declina la sua parola… fintanto che il suono e’ metallo corrotto… fintanto che i cuori vaneggiano a galla nella sete dei morti. Mani di gelo, per quale viaggio mi prendi per mano… chi conta le ore del orologio muto che batte al posto del cuore…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, nella luce degli occhi…
Un Dio straniero che vorrebbe avanzare, lento come una bestemmia, spaventato in un male piu’ forte di lui…
Crepano…
Sulla collina spoglia i soldati…
Finche’ chiameranno tramonto… questo sangue prestato all’ orizzonte…
Ma tu, l’ Europa, tramonti con uno sguardo gelido… sei notte e macello… i ragazzi ti bruciano nel petto… si amano per quanto stranieri…
Sei Terra lasciata morire nel gorgo dell’ acqua… ti piangono addosso capelli di cenere… sei anima senza ritorno, nell’ occhio scagliato contro la Terra…
Il tuo sole si spegne, nella bocca ferita delle tue sentinelle…
Nel gravido sonno della cagna guardiana…
L’ amore e’ stato ospite qui, un giorno, dove ho raccolto questo anonimo fiore… quando voltavo la faccia alla guerra… laggiu’ si e’ seduto l’ amore in tutta la sua oscura prigione… guardando in faccia la notte e la linea ostile del vento…
Ora riposano qui le parole…
Finche’ non cessera’ la pioggia… la cui acqua tiene a galla gambe e parole… nel fango…
Attraversando paesi di innocenti abitudini…
Click The Camera
22 Luglio 1941: la giovane donna della porta accanto sta per sposarsi.
Al secondo piano di Merwedeplein 37 ad Amsterdam si affaccia
una ragazzina per dare un’ occhiata.
E’ Anne Frank.
Questo unico video esistente della scrittrice simbolo della Shoa e’ stato caricato su You Tube
dalla Anne Frank House in Amsterdam.
Il Museo di Amsterdam cerca anche in questo modo di portare l’attenzione delle nuove generazioni
sul diario e la storia di Anne Frank.
Se potete diffondetelo sui Vostri blog.
“Se cerchi un colpevole, guardati allo specchio”.


E non c’e’ piu’ neanche un sereno moto di pensieri leggeri che volino distesi come giochi di bambini sulle spiaggie della coscienza… percorrendo anche i deserti della vita…
…quelli dove ci si perde per l’ essere per sempre, fino alla fine… che libera, e c’e’ il passo che si ferma fino al nuovo giorno a contare il cammino percorso, in questo essere fino alla fine del viaggio.
Un giorno potessi rispondere con la volonta’ alle domande, nel silenzio dei miei momenti, tra le strade antiche di questa citta’, in cui do’ spietatamente anima alle parole… come rigurgiti di vuoto, lievi pensieri che spirano invano nel vento.
Nel delirio la parola si ferma, quando la calma vuole spazio e si nega all’ essere… anche la vittoria della stanchezza sui sensi che l’ hanno servito nel tempo della luce del giorno appena trascorso…
Cammino con prudenza nella sabbia del deserto…
…perche’ gli uomini spesso dimenticano cio’ che hanno visto.

The lake dries and is frayed to the wood
of the warm mud sand stays only
what a salt from the crystal in a song that
it covers the nerves to the bared docks.
Once we listened to the suggestions
of our fathers and of the men that had fought,
to manufacture from the corks vessels
and to drive them and to learn to knot
meridians and parallels…
Only the sky unites these worlds
and of suggestions the wind paws… now…

Nothing in reality calls us, yet we approach there to the objects or to the people they were almost the echo of distant bawls and defenseless bawls that follow underground the road…